swissPersona
Legge federale sul materiale bellico

swissPersona a favore della revisione

Nella seduta del 2 settembre, il comitato centrale di swissPersona si è espresso all’unanimità a favore della revisione della legge federale sul materiale bellico (LMB). A settembre e dicembre dello scorso anno, avevamo ricordato in questa sede l’importanza fondamentale, per la sicurezza, di mantenere la nostra industria della difesa. La guerra in Ucraina ha messo in luce le conseguenze nefaste per la Svizzera della sua normativa estremamente restrittiva sulle esportazioni di equipaggiamenti di difesa. Le disposizioni attuali indeboliscono la nostra sicurezza. Rendono il nostro Paese inaffidabile, distruggono le basi industriali e minano le capacità dell’esercito. Dopo lunghi e intensi dibattiti, il Parlamento ha deciso di rendere più flessibile la legge. La modifica mira a consentire al Consiglio federale di reagire in modo adeguato alle nuove sfide che la Svizzera deve affrontare in materia di politica di sicurezza in un contesto geopolitico fortemente deteriorato. Il progetto è stato contestato con un referendum; il verdetto del popolo è atteso alle urne il 29 novembre.

Etienne Bernard
Segretario centrale di swissPersona
Traduzione Carlo Spinelli

Senza industria della difesa, non c’è sicurezza

L’industria della difesa svizzera è una componente fondamentale dell’architettura di sicurezza nazionale e, al contempo, un settore industriale altamente specializzato di grande rilevanza tecnologica. È innovativa e strettamente legata all’alta tecnologia civile. La sua importanza va ben oltre la semplice produzione e comprende aspetti di politica di sicurezza, economici e tecnologici. In cifre:

·       Valore aggiunto diretto dell’industria della difesa: 2,3 miliardi di franchi

·       Posti di lavoro nell’industria della difesa: 14’000

·       Oltre 3’000 aziende lungo la catena di approvvigionamento

Effetti negativi della legge attuale

Dal 1997, mentre il Paese perdeva i suoi fiori all’occhiello industriali, la LMB è stata inasprita tre volte. Ciò non ha aumentato la sicurezza, anzi. Il problema risiede nel divieto di riesportazione estremamente restrittivo e nel fatto che, in caso di crisi, la Svizzera non è più autorizzata a rifornire i propri Stati partner, nemmeno con pezzi di ricambio per i sistemi acquistati in precedenza in Svizzera. Per questo motivo anche i partner più stretti si stanno allontanando dal nostro Paese – con gravi conseguenze.

Senza gli acquisti di equipaggiamenti per la difesa effettuati da altri Stati, questo settore non sarebbe più sostenibile in Svizzera. In caso di crisi, gli altri paesi non dipenderebbero più dalla Svizzera come fornitore. Viceversa, la Svizzera non riceverebbe più alcun equipaggiamento per la difesa dall’estero. Conseguenze: senza una base industriale né partner stranieri, l’esercito svizzero non sarebbe in grado di garantire la difesa del paese

L’industria svizzera della difesa è sull’orlo del collasso

La Svizzera dipende quindi dalle catene di approvvigionamento internazionali ed è un acquirente affidabile solo quando effettua a sua volta delle forniture. Quando non si ha nulla da offrire, si perde il proprio potere negoziale. È proprio questa interdipendenza ad essere essenziale per l’approvvigionamento in tempi di crisi. La situazione della sicurezza in Europa è tesa. Allo stesso tempo, l’industria svizzera della difesa è sull’orlo del collasso a causa delle sue normative sulle esportazioni estremamente restrittive, con la conseguenza che le catene di produzione vengono delocalizzate all’estero, gli investimenti vengono sospesi e i fornitori e le aziende che producono beni a duplice uso perdono l’accesso alle catene di approvvigionamento europee. Competenze altamente specializzate in settori quali la tecnologia dei sensori, i sistemi optoelettronici, la difesa aerea, i droni, le comunicazioni o i componenti meccanici di precisione rischiano di andare perdute per sempre. Una volta delocalizzati, il know-how, le capacità produttive e le catene di approvvigionamento non tornano più.

Per una Svizzera sicura

La legge sul materiale bellico, rivista dal Parlamento nel dicembre 2025 e sottoposta al voto popolare, rafforza la nostra sicurezza, le capacità dell’esercito e preserva la neutralità della Svizzera. Stabilisce regole opportune e responsabili per l’esportazione di equipaggiamenti di difesa verso i Paesi partner, senza tuttavia rinunciare a rigorosi meccanismi di controllo. La neutralità armata della Svizzera richiede che il Paese sia in grado di difendersi. A tal fine, ha bisogno di un esercito operativo, che a sua volta dipende da un’industria della difesa efficiente. Quest’ultima è l’unica garante della disponibilità operativa dei nostri sistemi d’arma.

Un adeguamento responsabile con meccanismi di controllo collaudati

I meccanismi di sicurezza fondamentali vengono mantenuti. Pertanto, le esportazioni verso Paesi che violano gravemente e sistematicamente i diritti umani e in cui sussiste un elevato rischio che tali equipaggiamenti di difesa vengano utilizzati contro la popolazione civile rimarranno vietate anche in futuro. Sono escluse anche le esportazioni verso Stati per i quali sussiste un elevato rischio che il materiale venga trasferito a un destinatario finale indesiderato. Le forniture all’Ucraina sono escluse per motivi di neutralità, poiché violerebbero il principio della parità di trattamento delle parti belligeranti. Ogni esportazione ai sensi della LMB dovrà sempre essere approvata dalla Confederazione.

Cosa cambia?

Esportazione di materiale bellico – I Paesi che applicano un regime di esportazione equivalente a quello della Svizzera e che figurano nell’Ordinanza sul materiale bellico (OMB) possono essere riforniti di materiale per la difesa anche se sono coinvolti in un conflitto armato. Il Consiglio federale può tuttavia vietare l’esportazione nel caso fosse necessario per motivi di politica estera, di neutralità o di sicurezza.

Trasferimento (riesportazione) di beni per la difesa svizzeri a Paesi terzi. Ora è consentito. Il Consiglio federale potrà tuttavia esigere le cosiddette dichiarazioni di non riesportazione, qualora questo sia necessario per motivi di politica estera, di neutralità o di sicurezza. Inoltre, il trasferimento di singoli componenti e gruppi costruttivi sarà consentito in linea di principio se si tratta di una fornitura nell’ambito di una catena del valore aggiunto a livello internazionale.

Facoltà di deroga – Al Consiglio federale viene ora attribuita la facoltà di adottare deroghe. In presenza di circostanze straordinarie, il Consiglio federale può avvalersi di tale competenza per discostarsi dai criteri vincolanti di autorizzazione (art. 22a) al fine di tutelare gli interessi della Svizzera in materia di politica estera o di sicurezza. In tale contesto, devono continuare ad essere rispettati il diritto internazionale, gli obblighi internazionali e i principi della politica estera svizzera.

Votazione federale del 29 novembre

Poiché non esiste credibilità militare senza una solida base industriale, swissPersona raccomanda di approvare la revisione della Legge federale sul materiale bellico. ■ (Foto DDPS, Sam Bosshard)