swissPersona
Un anno nella Commissione di sicurezza del Consiglio nazionale

«Nell’ambito della sicurezza sarebbe sensato un accordo con l’UE?»

Andrea Zryd
Consigliera nazionale
Traduzione Carlo Spinelli

Un anno fa rapportai qui le mie prime esperienze in qualità di membro del Consiglio nazionale e della Commissione di sicurezza (CSic). Da allora non solo la situazione geopolitica è cambiata in modo repentino e marcato ma anche all’interno della Dipartimento della Difesa è successo assai. Viola Amherd Capa del dipartimento ha ceduto il posto a Martin Pfister ed il Capo dell’Esercito Thomas Süssli a breve lascerà pure lui la funzione. Guardiamo al mondo: modifiche ai giochi è l’elezione di Donald Trump a presidente degli SU in un contesto sempre caldo e con l’attacco contrario al diritto internazionale subito dall’Ucraina. Quasi quotidianamente i piani di Trump cambiano ma dell’affidabilità di questi non c’è traccia. La nuova dirigenza degli SU si allontana sempre più dall’architettura della sicurezza occidentale; questo conduce ad una svolta nel quadro della politica di sicurezza in Europa.

Il nostro contributo alla sicurezza in Europa

La sicurezza della Svizzera oggi dipende come non mai dalla sicurezza dell’Europa. Sarebbe una pia illusione credere di poter garantire da soli la nostra sicurezza; dobbiamo dare il nostro contributo alla sicurezza in Europa collaborando tramite un lavoro d’assieme. Nel mese di marzo 2025 il Consiglio nazionale ha spiegato chiaramente che un’Europa stabile, rispettosa delle regole e sovrana è necessaria per garantire la pace, la sicurezza, la democrazia ed i diritti dell’uomo sul continente. Mi chiedo quindi se non sarebbe sensato trovare con l’EU un accordo riguardante la sicurezza e la difesa. Una stretta cooperazione con l’EU aprirebbe la possibilità di un riarmo in comune. Si potrebbe così ridurre la dipendenza da Stati terzi, in particolare dagli Stati Uniti, nel senso politico e della difesa. Trattandosi di un riarmo in comune, una cooperazione in tal senso corrisponde con la nostra neutralità e nel contempo rafforzerebbe la capacità di manovra della Svizzera nel contesto europeo.

Uno sguardo nella Svizzera

Al momento il nostro Paese ha difficoltà nell’acquisizione per tempo ed al momento giusto dei mezzi necessari alla difesa. La moderna condotta della guerra non necessita di molta artiglieria ma bensì di tecnologia che permetta la difesa contro attacchi Cyber e Ibridi.

Presso la Piazza d’armi di Thun alla fine del mese di marzo io ed i parlamentari siamo stati informati sul messaggio dell’Esercito 2025. Per l’occasione ci è stato mostrato come i minidroni ed i sistemi radar agiscono. Va da sé che dobbiamo essere in grado di proteggere il nostro spazio aereo e le infrastrutture critiche. L’impiego dell’intelligenza artificiale è essenziale e per questo necessitiamo di tecnologie avanzate. Gli Stati Uniti hanno deciso di non fornircele e questo per il nostro Paese è problematico. Il sito di ricerca Svizzera è messo in pericolo come pure la nostra sovranità tecnologica. Soprattutto nel campo dell’intelligenza artificiale non possiamo accumulare ritardi nella ricerca, nell’industria e pure nell’ambito della politica di sicurezza.

L’anno scorso a Thun ho visitato i blindati e di recente i minidroni e programmi IT. Nel 2024 sapevo a malapena sui contenuti di un messaggio inerente l’esercito. Oggi conosco il prezzo di un missile di crociera o di un razzo balistico. In qualche modo grottesco e anche un tantino spaventoso. Dove ci porterà tutto questo?

Come socialdemocratica è con orgoglio che mi impegno per il nostro Stato democratico e pacifico. Mi pongo in modo aperto, lungimirante e ponderato nell’affrontare il nostro compito inerente le spese miliardarie.

Si tratta qui di valutare con attenzione valutando nel migliore dei modi se l’attuale programma d’armamento non sia puntato su di una minaccia di pericolo obsoleta. Le truppe meccanizzate confrontate con la fanteria speciale sono svantaggiate e perdono d’importanza. Oltre a questo è da considerare che il paese è geograficamente privilegiato circondato da Stati NATO e amici e per questo stando al Consiglio federale un attacco terrestre diretto è improbabile.

Pericoli ibridi, attacchi cibernetici, disinformazione, terrore, attacchi ad infrastrutture sensibili oppure situazioni di emergenza catastrofica sono assai realistici. Invece di investire miliardi in mezzi pesanti, è necessaria una concezione aggiornata della difesa. L’Esercito dev’essere forte là dove la minaccia lo esige; protezione e salvataggio all’interno del Paese in favore della popolazione, in difesa da attacchi cibernetici, nel contrastare le campagne di disinformazione, alla protezione di infrastrutture critiche, in caso di minaccia dallo spazio aereo, e partecipando alla stabilità internazionale. È per questo che abbiamo bisogno del nostro Esercito. Equipaggiato ed istruito di conseguenza. ■ (Foto: DDPS, Clemens Laub)