Haro sul salario dei dipendenti federali
Nel dicembre 2024, il Parlamento ha deciso di aumentare di 4 miliardi di franchi il tetto di spesa per l’esercito per il periodo 2025-2028. La questione del suo finanziamento è invece oggetto di intense discussioni. Poiché il bilancio ordinario della Confederazione non consente di assorbire tale aumento, a causa del freno all’indebitamento, il Consiglio federale e i parlamentari stanno esplorando nuove vie di finanziamento. Aumento dell’IVA (Capo DDPS), un approccio a tre pilastri (CE Salzmann), un fondo per gli armamenti (CN Nause), un prestito di sicurezza (CE Gmür). Il consigliere nazionale Hans-Peter Portmann propone con la sua mozione «Finanziamento della difesa nazionale» di ridurre le spese per il personale accumulate nel bilancio 2027 del 3 % rispetto al bilancio 2026 e di ridurle ogni anno del 3 % rispetto all’anno precedente nel piano finanziario 2028-2030. I fondi così risparmiati saranno interamente riassegnati alla categoria «spese per armamenti e investimenti» dal 2027 al 2030.
Etienne Bernard
Segretario centrale
Un ragionamento inopportuno e iniquo
Il consigliere nazionale vuole finanziare gli investimenti dell’esercito a spese del personale federale. Ritiene ragionevoli i risparmi previsti, pari a pochi punti percentuali, sui costi del personale, che considera in aumento sfrenato. Non è necessario sopprimere posti di lavoro. I risparmi possono essere realizzati soprattutto ridefinendo le condizioni di impiego, ad esempio prevedendo una struttura retributiva decrescente a partire da una certa età o riducendo le indennità e il numero di giorni di ferie.
Ciò che l’autore della mozione sembra ignorare è che il datore di lavoro Confederazione persegue già attivamente gli obiettivi che egli si prefigge con il suo testo, ovvero un uso parsimonioso delle risorse di bilancio e una difesa nazionale efficace. Negli ultimi anni ha adottato diverse misure per frenare la crescita delle spese per il personale e rafforzare il finanziamento dell’esercito. Nell’ambito del programma di alleggerimento del bilancio 2027, attualmente all’esame del Parlamento, propone di ridurre di 300 milioni di franchi le risorse assegnate al proprio settore. Di questo importo, circa 180 milioni di franchi riguardano le spese per il personale, di cui circa 100 milioni saranno raggiunti con una modifica del sistema retributivo e delle condizioni di assunzione e 80 milioni con misure trasversali, l’abbandono di compiti e l’aumento dell’efficienza nei dipartimenti.
Questo ragionamento, oltre ad essere inopportuno, è iniquo, poiché la sicurezza del Paese è una questione che riguarda tutti e il personale federale non deve sostenere da solo l’onere del suo finanziamento. Il Consiglio federale, nella sua risposta del 12 novembre, ha proposto di respingere la mozione.
La Svizzera è sommersa dai funzionari
Si sente spesso questo leitmotiv da una frangia del Parlamento e da una certa stampa nei suoi attacchi regolari contro il personale federale: «troppi funzionari, tropp i pagati, sempre più numerosi». Ma la Svizzera è sommersa dai funzionari? Innanzitutto bisogna sapere che dal 2002 lo status di funzionario non esiste più. Si deve parlare di impieghi pubblici, che comprendono da un lato gli impieghi cantonali, comunali e federali. Il 23% della popolazione attiva lavorerebbe per lo Stato, secondo i dati di Avenir Suisse, un gruppo di riflessione vicino agli ambienti economici. Esso include anche i dipendenti delle Poste, delle FFS, degli ospedali universitari e persino gli agricoltori che ricevono sovvenzioni. In altre parole, il 23% è il risultato della somma dei posti di lavoro pubblici, parapubblici e sovvenzionati.
Se si contano direttamente le persone impiegate dalla Confederazione, dai Cantoni e dai Comuni, si scende all’11,2% della popolazione attiva in Svizzera nel 2022, ovvero 594’888 persone. L’11,2% è il terzo inferiore dei paesi dell’OCSE. In Germania è il 12%, in Francia più del 20% e in Norvegia è circa il 30%. L’altro argomento che si sente è che «l’amministrazione si gonfia di anno in anno». Tuttavia, tra il 2003 e il 2023 i posti di lavoro nella Confederazione sono aumentati dell’11,5%, mentre la popolazione è cresciuta del 20%, passando da 7,4 milioni a oltre 9 milioni. Di conseguenza, il rapporto tra dipendenti pubblici e abitanti è rimasto stabile. In altre parole, lo Stato non si è gonfiato più della sua popolazione.
Un’altra critica è che «i funzionari pubblici sono troppo pagati». Secondo l’UST, lo stipendio mediano nel settore pubblico è di 8’094 franchi contro i 6’510 del settore privato. Ma queste cifre non mettono a confronto le stesse professioni, gli stessi profili e non tengono conto del livello di formazione o dell’anzianità di servizio. Il settore pubblico impiega più persone qualificate, spesso più anziane. In realtà, gli stipendi del settore pubblico sono complessivamente paragonabili a quelli del settore privato. Alcune posizioni sono addirittura meno retribuite nel settore pubblico, in particolare quelle dirigenziali. Inoltre, il settore pubblico e quello privato non sono nemici. Alcuni studi dimostrano che un aumento degli stipendi nel settore pubblico comporta un aumento di oltre il 3% nel settore privato.
Allora, la Svizzera è sommersa dai funzionari pubblici? No, abbiamo uno dei tassi di occupazione pubblica più bassi d’Europa. Il numero di posti di lavoro non sta esplodendo, ma segue la crescita del Paese. E meno posti di lavoro pubblici significano meno servizi, meno sicurezza e più subappalti. ■